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Novelar la Revolución. Francia, s. XVIII-XX

 

 Aude
Déruelle et Jean-Marie Roulin (dir.)

Les
Romans de la Révolution
1790-1912

Armand
Colin (Coll. Recherches), 2014, 432 pp.

ISBN: 9782200600105

 « La Révolution a forgé
le clairon ; le dix-neuvième siècle le sonne » (Hugo). Dès 1790,
et tout au long du xixe siècle, une abondante littérature romanesque raconte la
Révolution, du récit élégiaque de l’émigration chez Sénac de Meilhan à la noire
ironie d’Anatole France, en passant par Les Chouans de Balzac, la saga de
Dumas, les sombres romans normands de Barbey d’Aurevilly ou la célébration de
93 par Hugo, auxquels s’ajoutent de très nombreux textes qui ont eu une large
diffusion, par le feuilleton, la presse ou des éditions populaires. C’est ce
vaste corpus que le présent ouvrage interroge. Comment le roman, en regard
d’autres écrits (mémoires, historiographie), parvient-il à faire entendre sa
voix sur les événements révolutionnaires ? La mise en récit de la
Révolution conduit-elle à des évolutions significatives de la forme
romanesque ?

Dans une perspective résolument synthétique, cet ouvrage jette un regard
nouveau sur la grande tradition romanesque française, en analysant les ruses de
la fiction pour dire l’histoire en marche et scruter une société en pleine
mutation.

 Le roman face aux
révolutions du siècle

Le tournant du siècle ou
la sidération 1789-1815 (Stéphanie Genand et Florence Lotterie). 

La Révolution entre
mémoire et histoire 1815-1848 (Xavier Bourdenet)

D’une Révolution à l’autre
1848-1870 (Gisèle Séginger)

Le roman du débat
républicain 1870-1912 (Corinne Saminadayar-Perrin)

La Révolution racontée
par le roman

La fabrique romanesque de l’événement : dates, lieux et grands
hommes (Aude Déruelle et Jean-Marie Roulin)

Les acteurs de la société
révolutionnaire (Corinne Saminadayar-Perrin)

Un récit idéologique
(Aude Déruelle, Paule Petitier et Jean-Marie Roulin)

La révolution autrement :
décalages, décentrments, détours (Aude Déruelle)

Un romanesque
révolutionné

Les registres romanesques
de la Révolution (Jean-Marie Roulin)

Révolution du langage
(Corinne Saminadayar-Perrin)

Une poétique régénérée
(Stéphanie Genand et Jean-Marie Roulin)

L’expériences du temps
(Paule Petitier).

 

Aude Déruelle, professeur de littérature du xixe siècle à
l’université d’Orléans, membre de l’équipe POLEN, travaille sur l’écriture de
l’histoire à l’époque romantique.
Jean-Marie Roulin,
professeur à l’université Jean Monnet (Saint-Étienne) et membre de l’UMR
LIRE, travaille sur les représentations de la société et de l’histoire dans la
littérature française des Lumières au Romantisme.

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III Colóquio internacional de Direito e Literatura. Paso Fundo. Brasil (I)

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Direito e Literatura, por Lenio Luiz Streck

Porque o Direito precisa da Literatura

 

http://www.youtube.com/watch?v=4QnEWihhCL4&list=PLkdJ9gZlZDoml_-ERGj1M2EOfYTOLAMO6&index=5

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Cine, Literatura y Derecho. Università degli Studî Suor Orsola Benincasa, Facoltà di Giurisprudenza. CRIE – Imago Imperii. Archivio di iconologia politica*

Cinema Letteratura Diritto

Davanti
alla legge. Immaginare il diritto

 

Anno Accademico 2014/2015

Napoli, 20 ottobre – 10 dicembre 2014

 

La Facoltà di Giurisprudenza, con il sostegno
dell’Associazione Laureati Suor Orsola Benincasa, Sezione della Facoltà di
Giurisprudenza, promuove, per l’anno accademico 2014-2015, la nona edizione del
ciclo di incontri su Cinema Letteratura Diritto, che affiancano i corsi e
costituiscono parte integrante della formazione degli studenti.

Il ciclo ha per titolo Davanti alla legge. Immaginare
il diritto
.

Da un lato esso rimanda alla celebre parabola kafkiana
sulla necessità della legge (la porta aperta), sulla sua destinazione, sulla
sua forma e interpretazione; parabola nella quale Kafka riprende,
riscrivendola, una tradizione secolare che risale a Origene.

Dall’altro esso esprime con nettezza il rapporto visivo
che ci lega alla legge scritta, a quel valore di «monumento» che la
nostra e anche altre tradizioni le annettono: si sta dinanzi alla legge come
dinanzi a un’opera che ci chiama, c’interpella, (im)ponendosi in forma di
domanda, di interpretandum.

Il che rende ragione dell’immagine, insieme kafkiana e
cinematografica, del titolo: la legge come schermo, come oggetto di una veduta
(e di un’esposizione) frontale, di una visione collettiva, di una percezione
che non è appannaggio esclusivo dei tecnici del diritto.

Tra questi sguardi inusitati, la letteratura e il cinema,
entrambi discorsi pubblici, occupano un posto privilegiato. Nel caso della
letteratura, pressoché da sempre. Ecco, pensare il diritto e il suo limite,
non significa soltanto mettere in questione la pretesa del diritto di
giuridificare ogni ambito della vita, significa anche pensare il diritto a
partire da ciò che non ricade entro i suoi confini, da ciò che eccede i suoi
rassicuranti perimetri disciplinari, e attingere a una molteplicità di fonti,
di spunti, di angoli visuali. E saranno proprio questi, talvolta, a illustrarlo
con maggiore nettezza: una tragedia di Sofocle, un film di Billy Wilder, un
quadro di Edward Hopper.

«Sartre
ha scritto che «L’enfer c’est les autres».

Per Kafka si potrebbe dire: «L’enfer c’est moi»».

Antonio
Cassese, Kafka è stato con me tutta la vita, Bologna, il Mulino, 2014,
p. 32.

Lunedì 20 ottobre 2014

ore 16,00
Aula 1, Convento di Santa Lucia al
Monte, corso Vittorio Emanuele 334/ter

Il capitale umanodi P. Virzì (Italia-Francia,
2013)

Alfredo Guardiano

Mercoledì 29 ottobre 2014

ore 16,00
Sala degli Angeli, via Suor Orsola 10

Vincenzo
Malinconico, avvocato d’insuccesso

Diego De Silva

Martedì 4 novembre 2014

ore 16,00
Aula 1, Convento di Santa Lucia al
Monte, corso Vittorio Emanuele 334/ter

Margin Calldi J.C. Chandor (USA, 2011)

Riccardo Martina

Lunedì 10 novembre 2014

ore 16,00
Sala degli Angeli, via Suor Orsola 10

Maxmagnus e la corruzione amministrativa

Raffaele Cantone

Aldo Sandulli

Venerdì 21 novembre 2014

ore 18,00
Sala degli Angeli, via Suor Orsola 10

Ordinare o precipitarsi? Divagazioni sul
Rito, il Gioco e il Processo penale

Fabrizio Gifuni

Martedì 25 novembre 2014

ore 16,00
Aula 1, Convento di Santa Lucia al
Monte, corso Vittorio Emanuele 334/ter

Il gioiellinodi A. Molaioli (Italia,
2011)

Gianluca Gentile

Paolo Ghionni

Mercoledì 3 dicembre 2014

ore 16,00
Sala degli Angeli, via Suor Orsola 10

Il Kafka di Antonio Cassese. Dibattito
su Kafka e i giuristi

Marino Freschi

Gennaro Carillo

Mercoledì 10 dicembre 2014

ore 16,00
Aula 1, Convento di Santa Lucia al
Monte, corso Vittorio Emanuele 334/ter

Promised Landdi G. Van Sant (USA, 2012)

Ernesto Aghina

 

Per
informazioni

Segreteria Didattica

Facoltà di Giurisprudenza

corso Vittorio Emanuele 334/ter

tel. e fax 081.2522.630; 081.2522.617 e-mail

La partecipazione agli incontri consente il
riconoscimento dei crediti formativi professionali da parte dell’Ordine degli
Avvocati.

 

* Imago imperii, l’Archivio di Iconologia Politica del
CRIE (Centro di Ricerca sulle Istituzioni Europee), è una videoteca di settore
sulle rappresentazioni del potere e della giustizia. Raccoglie 1600 titoli in
formato Blue Ray DVD o Beta, privilegiando il cinema sperimentale europeo e
americano, quello dell’area mediterranea (anche africana) e orientale (est
Europa, Giappone, Cina, India, Indocina).

Fuente: http://www.unisob.na.it/eventi/eventi.htm?vr=1&id=13342

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Antonio
Cassese

Kafka è
stato con me tutta la vita

Il Mulino, Bologna, 2014, 144
pp.

ISBN: 9788815250810

Antonio Cassese non era un lettore qualunque di Kafka,
ma un giudice che aveva esperienza del male e che continuava a credere nella
legge e nel diritto, pur guardando «con angoscia le forze che si oppongono
all’esercizio della giustizia e soprattutto l’istinto di sopraffazione sempre
latente e pronto a esplodere in qualsiasi momento della vita e della
storia».
In questo libro egli apre ai lettori il suo «retrobottega», quel
luogo e quel tempo di riposo mentale dalle fatiche quotidiane condiviso con le
letture preferite. Da queste letture e dal confronto, continuo e sempre
rinnovato, con lo scrittore praghese, costruisce tanti piccoli saggi,
riflessioni sulla vita e sulla letteratura, sui mali dell’umanità, da lui così
conosciuti per professione, accompagnandoci nei suoi incontri con personaggi
veri o ideali. L’uomo e il giudice, lo studioso e il lettore si confondono in
queste pagine in cui emerge una vita intera spesa a comprendere l’umanità, nel
tentativo di aiutarla a uscire dai suoi mali oscuri.
Un percorso intenso e intimo che si chiude con due
racconti, «L’isola dei Bianconi» e «Getsemani», con cui
Cassese affronta e spiega la sua ultima battaglia, quella con la malattia.

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PROCESSO
AL SIGNOR K.

R2 Cultura

Magistrato nelle
corti internazionali ed esperto di diritto, Antonio Cassese era anche uno
studioso del grande scrittore ceco Ora i suoi appunti e diari diventano un
libro Eccone un estratto

 

“Imputato
Kafka, lei è buono Io la assolvo dal senso di colpa”

ANTONIO CASSESE

Il Processo di
Kafka è la storia, si sa, di un impiegato di banca che una mattina viene
arrestato da due rappresentanti della legge, che non sanno dirgli di cosa è
accusato né chi lo processerà. Egli rimane a piede libero per subire un
processo davanti ad autorità sconosciute e irraggiungibili. Il libro descrive i
suoi sforzi per capire di quali colpe è accusato e per difendersi in qualche
modo, avvicinando diverse persone variamente legate alla legge. Alla fine,
senza essere mai trascinato in giudizio davanti ad un tribunale, viene
prelevato a casa sua da altri due rappresentanti della legge, portato in una
cava abbandonata e triste e ucciso con «un lungo coltello da macellaio affilato
da tutte e due le parti». Tutto il romanzo è costruito come un insieme di
incubi, in cui l’impiegato di banca, oppresso da un angoscioso sentimento di
colpa, si trova di fronte ad una serie infinita di autorità nascoste e
impenetrabili, che agiscono per motivi imprecisabili e con modalità arcane. Il
nodo o conflitto essenziale di cui parlavo prima è dunque stemperato e reso
metafisico in un susseguirsi di vicende in cui lo scontro tra l’individuo e
l’autorità è diventato esistenziale e nel contempo polivalente, ambiguo ed
universale.[…] Ma la problematica più
specifica la ritroviamo almeno in tre momenti diversi del romanzo. Il primo è
all’inizio, quando i due guardiani della legge vengono ad arrestare K. e lui
non resiste. In quel momento K. si chiede nondimeno se respingere con forza,
uscendo dall’appartamento, quel tentativo con tutta probabilità illegale di
dichiararlo in stato di arresto: «Forse in tutto l’affare sarebbe stata questa
la soluzione più semplice, di spingere cioè le cose agli estremi». K. ritorna
sul punto parlando con la signora Grubach: se avesse subito tagliato corto e
fosse subito uscito dalla sua camera da letto senza farsi sbarrare la strada
dai due uomini della legge, forse avrebbe troncato sul nascere quel sopruso:
«Insomma, se avessi agito ragionevolmente, non sarebbe successo nulla e ogni
cosa sarebbe stata soffocata». Ecco qui il motivo della possibile ribellione
alla prepotenza e all’arbitrio, ribellione che in teoria avrebbe potuto
costituire un modo radicale di troncare il problema, ma che non ha potuto
realizzarsi per l’incapacità di K. (il quale, per giustificare la sua
inettitudine alla rivolta si affretta a dire alla signora Grubach: «Ma si è
così poco preparati»).

Il motivo della rivolta ritorna nell’episodio
dell’incontro con il giudice istruttore nella sala delle assemblee, quando K.
urla: «Sono giunto alla fine», batte il pugno sul tavolo e fa una lunga arringa
contro il tribunale, al termine della quale, prima di aprire la porta e uscire,
esclama rivolto agli uomini della legge: «Straccioni, faccio a meno di tutti i
vostri interrogatori». Sorprende questa risolutezza e questa forza di opporsi
agli architetti ed esecutori dell’arbitrio. Ma il seguito del romanzo mostra
bene che si trattava solo di conati di ribellione, perché poi K. riprende i
suoi tentativi di comprendere perché lo vogliono processare e di fatto si
sottopone all’autorità imperscrutabile della legge. Tanto è vero che più tardi
sarà il custode del tribunale a dirgli, «con uno sguardo pieno di fiducia» (mit
einem zutraulichen Blick) ma, forse, in realtà con scherno: «Si ha sempre
voglia di ribellarsi» (Man rebellierteben immer).

Lo stesso motivo torna ancora nel capitolo 5, quando
K. trova i due guardiani della legge nello sgabuzzino della banca, mentre
vengono frustati da un terzo perché K. si era lamentato di loro con il giudice
istruttore. K. cerca di sottrarli al frustatore tirando fuori il portafoglio ed
offrendogli una buona mancia se li lasciava liberi. Ma fa tutto ciò con
imbarazzo: mentre offriva la mancia «non guardava in viso il frustatore» e gli
dice, con aria losca: «È sempre meglio per tutti combinare affari di questo
genere ad occhi bassi». Ma il frustatore rifiuta, temendo di essere denunziato
anche lui al giudice istruttore. Al che K. replica che non voleva affatto che i
due fossero puniti, altrimenti non starebbe ora a chiedere di lasciarli liberi;
se avesse saputo che sarebbero stati puniti non avrebbe fatto i loro nomi al
giudice istruttore, perché essi non sono colpevoli — «colpevole è
l’organizzazione, colpevoli sono gli alti impiegati». Ma il frustatore non cede
e continua a colpire i due. Dopo di che K. lascia il ripostiglio e si
allontana, abbandonando i due alla loro sorte.Ma resta inquieto: «Lo
tormentava il fatto di non essere riuscito ad impedire quelle frustate; ma se
non era riuscito non era colpa sua». E a questo punto prospetta a se stesso
tutta una serie di sofismi per giustificare la propria codardia e spostare la
colpa sugli altri.

In questo episodio
K. cerca dunque di aiutare gli altri, ma non ci riesce, e conclude accettando
lasconfitta ed anche autogiustificandosi con la riflessione che non era colpa
sua — mentre in realtà sa benissimo, e lo ha ammesso prima, che se quei due
sono picchiati è perché lui aveva fatto i loro nomi al giudice istruttore. K. è
colpevole delle sofferenze degli altri, ma non ha né la forza né il coraggio di
arrestare la mano del persecutore; cerca solo di corromperlo con modi loschi,
di cui si vergogna; non ci riesce e finisce per fuggire, autoconvincendosi che
non è in realtà colpevole.

In questo episodio c’è dunque l’accettazione dolorosa
sia della colpa sia della propria incapacità di reagire all’arbitrio se non con
modi meschini e inefficaci. Tutta la vicenda del frustatore e dell’incontro
nello sgabuzzino esprime e simboleggia la definitiva, totale e irrimediabile
sconfitta di K.[…] Sembrerebbero dunque chiare le radici più nascoste del
desiderio di Kafka di aiutare gli altri ed in particolare di aiutarli ad
opporsi all’oppressione. Quel che ora vorrei notare è che questo desiderio non
si manifesta solo nella narrativa enel sogno, ma anche nella vita quotidiana
dello scrittore.E si manifesta soprattutto in due modi, che spesso si intrecciano. Anzitutto
nella scelta del lavoro. Kafka, dopo essersi addottorato in giurisprudenza,
entra nel 1907, a
24 anni, alle Assicurazioni Generali.Ma
è un lavoro monotono e burocratico, per cui sente che diventerà «a poco a poco
di legno», come scriverà in una lettera ad un amico. Dopo nove mesi lascia
dunque quel lavoro ed entra all’Istituto di assicurazioni contro gli infortuni
dei lavoratori del Regno di Boemia, dove lavorerà dal 1908 al 1922, quando va
in pensione anticipata, per ragioni di salute. Questa scelta dello scrittore
non è stata mai studiata a fondo. Credo che essa non fosse solo dettata dalla
necessità di trovare un gagnepain, ma sia in larga misura legata a
motivazioni intime. All’Istituto egli infatti lavorava soprattutto nel campo degli
indennizzi per gli infortuni degli operai e della propaganda per la prevenzione
degli infortuni. Di fatto Kafka si occupò in numerosi casi di operai feriti o
mutilati da macchine di lavoro. È evidente che in questo lavoro egli riusciva
ad appagare il suo desiderio di proteggere i deboli, di soccorrere i più
sfortunati. […] L’altro modo per soddisfare il desiderio di aiutare gli altri
era quello, minuto e sporadico, di fornire un piccolo ristoro, attraverso un
po’ di denaro, a coloro che si trovavano in ristrettezze. Benché avesse un
rapporto complesso con il denaro, secondo quanto ci riferiscono lo stesso
scrittore (Lettera al padre) e Milena, già da piccolo Kafka sentì il bisogno
vivissimo di dare un po’ del suo denaro ai più sfortunati. A quanto pare, lo scrittore
era generoso anche con i suoi colleghi. Secondo una testimonianza raccolta da
Wagenbach, un dattilografo dell’Istituto di assicurazioni cui egli dettava le
minute, trovandosi in difficoltà finanziarie, otteneva spesso piccoli prestiti
dallo scrittore, il quale poi ne rifiutava sempre la restituzione, osservando:
«Lei ha bisogno di aiuto, ed io sono in grado di darglielo».

Probabilmente anche
nei suoi rapporti con i mendicanti o i colleghi in difficoltà finanziarie,
Kafka era mosso dal consueto sentimento complicato e contraddittorio. Vedeva in
essi se stesso. Li vedeva bisognevoli di aiuto e incapaci di ribellarsi alla
loro condizione o comunque di sovvertirla. Mutato nomine, de te fabula
narratur: la loro pena era anche la sua, e la molla profonda del suo aiuto era
il sentimento disperato di essere come schiacciato e di non trovare una via
d’uscita. […] Questa motivazione spiega forse anche i limiti dell’«aiutare
gli altri » che possiamo riscontrare in Kafka. Egli era incapace di contribuire
a mutare in modo radicale la condizione dei più sfortunati, che pure tanto lo
turbavano. In un’epoca di grandi sovvertimenti sociali, di ideologie
rivoluzionarie che predicavano il «riscatto degli oppressi», egli non partecipò
a movimenti politici, ad associazioni sindacali o ad organizzazioni volte a
migliorare le condizioni di vita di tanti “diseredati”. Forse contribuirono a
questo atteggiamento la sua indole schiva, il bisogno di rimanere in ombra.
Forse anche una concezione della letteratura che separa la scrittura dal così
detto “impegno sociale”. Ma probabilmente fu decisivo il sentimento radicato
che, così come non c’è salvezza per il singolo (l’uomo Kafka hic et nunc), non
ci possa essere salvezza per la moltitudine.

Antonio
Cassese (1937-2011)

Kafka è stato con me tutta la vita

Il Mulino, Bologna,
2014, 144 pp.

Fuente:
https://mixcelanea.es/iuridisctio/2014/03/processo-al-signor-k.html

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Kafka e il suo giudice

di Enrico Arosio, L’espresso,
21/03/2014

 

Di giorno il
processo a Milosevic.
Di notte gli incubi giudiziari dell’autore praghese. Il sorprendente libro di Antonio Cassese

 

È stato un giurista di rilievo e un gentiluomo. Ha
rappresentato l’Italia negli organismi internazionali dell’Onu. Ha avuto, come
primo presidente del Tribunale penale per i crimini di guerra nell’ex
Jugoslavia, responsabilità immani, tra cui il destino di Slobodan Milosevic.
Antonio Cassese, quand’era ormai condannato dal male che lo portò alla morte,
anziché lasciarci un’autobiografia ci ha lasciato un libro su Franz Kafka.
Il più grande di tutti,
per lui. Il messaggero universale dell’ «incomprensibilità del mondo».
Il titolo commuove: «Kafka è stato con me
tutta la vita».
Lo pubblica Il Mulino grazie alle cure della moglie
Silvia Fano e dei figli Francesco e Teresa nel ricomporre i testi.
La prefazione di Cassese è del 28 agosto 2011, la
scomparsa del 22 ottobre. È un testamento spirituale, ma anzitutto è un regalo,
in questa Italia che si contenta ormai di poco.

«Io ti schianto come un pesce», urlava al figlio Franz
il padre Hermann, che lo dominava in tutto, nel fisico, nel carattere, nel
senso degli affari. Kafka lo subì sempre, e sempre lo giustificò, prendendo su
di sé la colpa anche quando non ne aveva. Gli studiosi hanno interpretato Kafka
usando varie chiavi, dalla psicoanalisi all’ebraismo: visionario angelico,
teologo, simbolista, esistenzialista. Per Cassese, il narratore del
«Processo» è il latore dell’enigma della vita, il «genio», scrive,
che ha saputo «trasformare la sua sofferenza in immagini e situazioni
universali
».

Cassese non è un filologo (pur conoscendo benissimo il
tedesco) e qualche soluzione narrativa è convenzionale. Eppure il suo testo dà
un’emozione profonda per come rivela a sé, e a noi, il fascino di Kafka,
fragile gigante del moderno. La sua testimone preferita è forse Milena
Jesenská, la «fidanzata» platonica. Milena, che morì nel 1944,
disegna un Franz alieno alla realtà quotidiana del denaro, del lavoro, del
successo. Un uomo nudo tra persone vestite, un asceta per il quale il mondo è
un «segreto mistico». La sua paura dell’amore fisico («il coito come punizione
per la felicità di stare insieme», confessa nei «Diari» nel 1913)
infonde un senso di pietà.
Commenta l’autore: all’occhio di uno psichiatra il
soggetto sarebbe «un grave ossessivo». Per Kafka si può dire: «L’enfer c’est
moi».

Cassese la notte studiava le lettere, i biografi, gli
amici della Praga ebraica; sorprendente, per un giudice alle prese, di giorno,
con i crimini atroci della Bosnia o del Darfur. È freddo verso il solito Max
Brod, scrittore «mediocre», sebbene salvatore delle opere di Kafka destinate a
esser distrutte. Riprende invece un giudizio di Franz Werfel del 1934: «Kafka è
un inviato dall’alto, un grande eletto».
Uno dei prescelti «che vedono
sì cose nascoste agli altri ma soffrono anche molto più degli altri». Poi
l’uomo di legge riflette sulla natura umana, ed emerge la sua esperienza del
crimine, individuale e collettivo. Nel capitolo «Del desiderio di aiutare
gli altri» lo sguardo va all’infelicità e alla violenza. Da millenni,
scrive, l’uomo è l’animale aggressivo degli esordi, dominato dall’istinto di
conservazione. L’«homo biologicus» lotta con l’«homo socialis».

Il conflitto è tra «giustizia» e «disciplina». Cassese lo analizza con estrema
finezza intorno al racconto «Il fuochista» (1912), che divenne
l’esordio del romanzo «Il disperso», volgarizzato poi come
«Amerika». È il romanzo dell’innocenza, in cui il sedicenne Karl è
forzato a emigrare in America per espiare una colpa non sua, e affronta il tema
universale dell’incapacità di opporsi al verdetto ingiusto, aiutare la vittima.
Ribellarsi è vano, la giustizia è iniqua.
E il potere? «Fra tutti gli scrittori, Kafka è il più grande esperto del
potere», scrisse Elias Canetti, usando la parola «Macht»
(«potere», ma anche «potenza»). Cassese, che giudicò in
tribunale gli abusi degli eserciti e le uccisioni di massa, su questo rimane in
silenzio.

Fuente:
http://ilmiolibro.kataweb.it/booknews_dettaglio_recensione.asp?id_contenuto=3752406

 

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Derecho, Literatura y Lenguaje. Novedad bibliográfica. Brasil

Direito e
literatura: interseções discursivas nas veredas da linguagem

Ângela Barbosa Franco e
Maria Antonieta Rigueira Leal Gurgel (Orgs.)

Arraes
Editores Ltda., Belo Horizonte, 2014, 191 pp.

ISBN: 978-85-8238-080-2

 

A interação entre o Direito e a Literatura lida,
de forma significativa, com a ambiguidade da linguagem e a diversidade
interpretativa, o que comporta, a partir dessa combinação, distintas análises
como a do direito da literatura (regulamentação da literatura); do direito como
literatura (qualidades literárias do direito); do direito comparado  à
literatura (a estrutura literária do direito); do direito na literatura
(representação do direito e da justiça na literatura); dentre outras
perspectivas. Afinal, quem determina o caminho a ser percorrido é o leitor, na
sua  aproximação com a linguagem

 

APRESENTAÇÃO

– É O
HUMANO LITERATURA?

Bernardo
G. B. Nogueira

– UM
OLHAR SOBRE AS SINHAZINHAS, MALVINAS E

GABRIELAS
DO BRASIL: A QUESTÃO DA VIOLÊNCIA

DE
GÊNERO, A PARTIR DA OBRA GABRIELA CRAVO

E
CANELA
,
DE JORGE AMADO

Maria
Antonieta Rigueira Leal Gurgel

Monik
Suélly da Silva Castro

– IAGO,
O MEDIADOR ÀS AVESSAS EM OTHELLO

Ângela
Barbosa Franco

Maria
Cristina Pimentel Campos

– “O
LOBO EM PELE DE CORDEIRO” OU “O DIA QUANDO

O
MORRO DESCER E NÃO FOR CARNAVAL”

Rosivaldo
Toscano dos Santos Júnior

– REFLEXÕES
SOBRE O ERRO JUDICIÁRIO NA SEARA

CRIMINAL,
A PARTIR DA OBRA LITERÁRIA O PROCESSO MAURIZIUS, DE JAKOB WASSERMANN

Maria
Antonieta Rigueira Leal Gurgel

Ramon
Caldas Ferreira

– NESSE
VIL CABARÉ ANARQUIA E REVOLUÇÃO EM V DE VINGANÇA

Ramon
Mapa da Silva

– AS
PRISÕES PROVISÓRIAS BRASILEIRAS E A CASA
VERDE

DE
SIMÃO BACAMARTE – UMA ANÁLISE CRITERIAL

Ana
Paula Pessoa Brandão Chiapeta

Maira
Gomes de Oliveira

– O
FORTALECIMENTO DO PRECEITO DE DIGNIDADE HUMANA E A AMPLIAÇÃO DO ALCANCE DOS
DIREITOS FUNDAMENTAIS PELA NARRATIVA DE FIÓDOR DOISTOIÉVISK EM GENTE POBRE

Jhonatt
Pereira

– NA
COLÔNIA PENAL
E
OS DISCURSOS DA PENA:

POSSÍVEIS INTERSECÇÕES

Guilherme Gomes Sabino

– ENTENDENDO
AS CONCEPÇÕES DE JUSTIÇA EM RAWLS

A
PARTIR DOS TUBARÕES DE MOBY DICK

Fernando
Gomes Schettini

– REFLEXÕES
SOBRE JUSTIÇA E RECONHECIMENTO EM

A
MORTE DE IVAN ILITCH

Glauco
Rodrigues de Paula

Mário Monteiro de
Castro Neto

 

 

Ângela Barbosa Franco.Mestranda em Direito Empresarial pela
Faculdade de Direito Milton Campos, Especialista em Direito Civil e Processo
Civil pela Escola Superior do Ministério Público, ex-Professora Substituta do
Departamento de Direito da Universidade
Federal de Viçosa/MG
, Professora de Direito do Trabalho da ESUV, Advogada.  

Maria Antonieta Rigueira Leal Gurgel.Professora do Departamento de
Direito da Universidade Federal de
Viçosa/MG

 

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Direito e Literatura. As professoras Angela Barbosa Franco (E) e Maria Antonieta Rigueira Leal Gurgel com o Gestor do Curso de Direito Mário Monteiro

   28/08/2014

Foi lançado o livro
“Direito e Literatura. Inserções Discursivas nas Veredas da Linguagem”. O
livro, uma coletânea de artigos, foi organizado pelas professoras da Univiçosa
Maria Antonieta Rigueira Leal Gurgel e Ângela Barbosa Franco. Maria Antonieta
avalia que «há momentos na vida que as palavras se perdem porque nada do
que dissermos expressa o tom perfeito dos sentimentos e emoções. Entretanto,
falar é preciso porque é o tempo de realização de um sonho: unir Direito e Arte».

J.C.G.

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Derecho y Literatura. Sobre James Boyd White. Novedad bibliográfica, EEUU

Living in a Law Transformed: Encounters with the Works of
James Boyd White

Edited by
Julen Etxabe and Gary Watt

MichiganPublishing, University of Michigan Library, Ann Arbor, MI., 2014, 236 pp.

ISBN:9781607853367

In 2013, an international group of jurists
gathered in London to mark the 40th anniversary of the publication of James
Boyd White’s The Legal Imagination, the book that is widely credited with
instigating and inspiring the modern “law and literature” and “law and
humanities” movements in university teaching and research. The authors of each
of the twelve essays in this collection offer a personal reflection on
teaching, researching, and practicing law in the light of White’s invitation to
reimagine the law and our own relationship with it. Each is therefore a
personal response to the challenge of bringing legal work to life and life to
legal work. Topics covered range from rhetoric to human rights, from silence to
slow reading, from film to material culture, and from the natural world to the
realm of religious experience. This book hopes to make life in the law more
meaningful for the scholar, the judge, the attorney, and the student, following
the sometimes hard path that James Boyd White set for himself to follow.

 

Table of
Contents

 


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Contenidos
en abierto de esta obra, accesibles en http://quod.lib.umich.edu/m/maize/12982987.0001.001

 

 

James Boyd White, 2008

Web personal del Prof.James Boyd White: http://www-personal.umich.edu/~jbwhite/

J.C.G.

 

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Deporte y Derecho. Justice Baseball

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Ingratos con Antígona. Literatura, Filosofía y Derecho

Franco Voltaggio

Antigone tradita. Una contraddizione della modernità:
libertà e stato nazionale

Editori Internazionali Riuniti
(collana Navigazioni) 2013, 400 pp.

ISBN:978-8835992653

Quando, nel 1788, Hegel
legge e traduce in tedesco l'»Antigone» di Sofocle, l’immortale
infelice eroina della lotta per la giustizia universale contro l’ottusa
brutalità del potere provoca in lui un vero innamoramento: il fuoco della libertà
che aveva travolto Antigone, infatti, era stato il medesimo che aveva bruciato
nel suo cuore di diciottenne. Quel fuoco sembrava destinato a fare di Hegel il
filosofo di un mondo libero, un mondo di cui Hölderlin era il cantore,
illuminato dall’amore e dalla bellezza. Le cose però non andarono così. Prima
ancora dei trent’anni, in Hegel iniziano a insinuarsi i dubbi, i sogni di
gloria assumono una configurazione più realistica, e il giovane che aveva amato
celebrare, con Hölderlin e Schelling, gli anniversari della Rivoluzione
francese, comincia a trasformarsi nell’oculato amministratore di un lento ma
sicuro successo.
Approssimandosi
ai quarant’anni, Hegel approfondisce e articola le sue ricerche sullo Spirito,
il «Geist».
Quando inizia la
scrittura dell’epopea del mondo moderno, la «Fenomenologia dello
spirito», è ancora innamorato di Antigone. Ma ogni pagina dell’opera è un
passo che lo allontana da lei: quello che avrebbe potuto essere una sorta di
Inno alla gioia, il trionfo della libertà, diventa a poco a poco l’iter
amministrativo di consacrazione definitiva del potere.

 

Indice

1. Hegel tra amore e
conoscenza

1.1 Un amore giovanile

1.2 I due inseparabili “neri”: Hegel e Hölderlin

1.3 Un cruciale
apprendistato: Hegel discepolo di Hölderlin

1.4 Il discorso di
Diotima

1.5 La verità colta
da Hölderlin

1.6 Libertà e destino

1.7 Tirocinio
teoretico

1.8 Hegel e
Schelling: un’occasione mancata

2. La coscienza
infelice

2.1 Una notte del
1806

2.2Tempi moderni: la
genesi dell’infelicità

2.3 Prima della
battaglia (Assunti di base della Fenomenologia)

2.4 Postilla

2.5 L’avvento della coscienza infelice

2.6 Il movimento
dell’autocoscienza

2.7 La dialettica
signoria-servitù

2.8 Le figure già
deposte nello spirito

2.9 Il romanzo
pedagogico della borghesia europea

2.10 Il declino di
Antigone (Infelicità e potere)

3 Il mondo della
dialettica

3.1 Considerazioni
preliminari

3.2 Accoglimento
della dialettica del reale

3.3 I materiali
dialettici della Fenomenologia

3.4 La necessità del male: il divenire

3.5. Il ribaltamento
della dialettica ovvero l’Essere è il Male

4. Società e Stato

4.1 La politica come
scenario della necessità del male

4.2 Il contenuto
della Filosofia del diritto

4.3 Linee di una
possibile confutazione della Filosofia del diritto

4.4 Diritto e libertà

4.5 Il diritto
privato o dello scambio di proprietà

4.6 Bisogni, baratto,
commercio

4.7 Dalla società
civile allo Stato

4.8 Lo Stato
nazionale hegeliano (lo Stato Etico)

4.9 Nazione, popolo e
Stato

5. Il fraintendimento
del mondo classico (Linee di una decostruzione dell’idea hegeliana del diritto)

5.1 Il disagio del
filosofo morale

5.2 L’uomo greco tra ambiguità e dover essere
della natura umana (Il fraintendimento dell’Antigone)

5.3 L’essere umano è per essenza libero

5.4 Il diritto (jus)
è un dover essere interiore

5.5 Un’esigenza della
modernità: la Costituzione. Che cosa deve essere?

5.6 Corollario sui
limiti di una Costituzione

5.7 Il mondo di
Antigone quale presunta preparazione al mondo nuovo

5.8 Postilla: un
invito al dialogo

6. Il tradimento di
Antigone

6.1 Premessa

6.2 Le leggi sono

6.3 Le rovine
lasciate dallo spirito

6.4 Lo spirito vero.
L’eticità 

6.5 Il mondo etico.
La coscienza individuale e lo Spirito

6.6 Legge umana e
legge divina

6.7 La modernità
(presunta) del paradigma

6.8 La divaricazione
permanente tra legge umana e legge divina

6.9 La famiglia

6.10 La famiglia e il
morto

6.11 Una mediazione
tra le potenze dell’etica: il governo e la guerra

6.12 La condizione di
Antigone

6.13 Il sacrificio di
Antigone e la quiete del mondo etico

6.14 L’azione etica tra decisione, colpa e destino

6.15 Il significato
di una vista di Hegel

6.16 Hegel offende
Antigone

6.17 Corollario sul
teatro

6.18 Hegel: la
tragedia e il tragico come tappe dello Spirito

6.19 Elementi
strutturali della tragedia

6.20 La tragedia
greca secondo Hegel

6.21 Il commiato da
Antigone

Epilogo

1. Morte e rinascita
di Antigone

2. Il modus operandi
del delitto

3. Il corpo di
Antigone

4. Dal corpo di
Antigone al corpo della patria

5. L’ultimo oltraggio ad Antigone; l’amor di
patria

6. La rinascita di
Antigone

7. Corollario di
microstoria (il corpo femminile senza la libertà)

8. La debolezza
(presunta) del corpo femminile

9. Dalla liberazione
del corpo femminile a una filosofia della libertà 

Bibliografia

Indice dei nomi

 

 

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Recensione
di Isabella Ferron – 24/05/2014 disponible en: http://www.recensionifilosofiche.info/2014/09/voltaggio-franco-antigone-tradita-una.html

J.C.G.

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Compromiso literario y Derechos Humanos. Derecho y Literatura

Otra mirada sobre los derechos humanoses el ciclo complementario del Master
«Derechos humanos, democracia y justicia internacional», delInstitut Universitari de Drets Humans enla Universitat de Valencia, inaugura
sus sesiones de trabajo con la conferencia Palabra,
poesía y conciencia
, que pronunciará el poeta, escritor y profesor Luis
García Montero.

Lunes 13 de octubre, a las 1900h, en la
sede de la Nau de la Universitat de Valencia

 

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Saludar con enorme satisfacción el
enfoque que, con la colaboración del Vicerectorado de Cultura e Igualdad de la Universitat
de Valencia, acoge este el ciclo complementario del Master Derechos humanos, democracia y justicia internacional bajo
el Otra
mirada sobre los derechos humanos.

Enhorabuena
al Institut Universitari de Drets Humans, a su dirección, a
cargo de la Pra. Dra. Consuelo Ramón Chornet, así como al conjunto de sus investigadores,
entre los que tengo la fortuna de contar con muy queridos amigos.

J.C.G.

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Cine y Derecho. Universidad Pública de Navarra, Deontología de las profesiones jurídicas