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Año Nuevo, 2009

Allegro, ma non troppo.

Robert Edge Pine, before 1730-1788 . Still Life with Palette and Brushes

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Año Viejo

Mientras 2008 se disipa del todo.

Balthasar van der c. 1593-1656. Fruits-coquillage. c 1623

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Diritto e Letteratura: Giovan Battista Giraldi ´Cinzio´

Fabio Bertini,
«Havere a la giustitia sodisfatto» : tragedie giudiziarie di Giovan Battista Giraldi Cinzio nel ventennio conciliare
Società Editrice Fiorentina, Firenze, 2008. – 346 pp.
(Quaderni Aldo Palazzeschi., Nuova serie /Centro di studi Aldo Palazzeschi,

Università degli studi di Firenze, Facoltà di lettere e filosofia; 19)
ISBN 978-88-6032-065-0

Questo volume è nato con l’intento di porre in rilievo gli stretti legami che sussistono fra drammaturgia e giure nell’opera del Giraldi. Tenendo conto della funzione didattico-pedagogica per tradizione demandata alla tragedia, in un’epoca in cui non vigeva la moderna suddivisione del sapere, il teatro del Cinzio rivolge a un pubblico in grado di comprenderne il significato conoscenze giuridiche dottrinarie e metodiche. Perfettamente in sintonia con la macchina conciliare, Selene affronta il delicato tema dell’adulterio oggetto, assieme al divorzio, di un’intera sessione tridentina. Un reato che fornisce ancora in Arrenopia il pretesto per allestire una grande kermesse cavalleresca con ampie riflessioni sul duello, strumento ormai non più tollerabile per l’accertamento di un diritto violato o anche soltanto per l’ostentazione di spavalde virtù guerresche nella incruenta coreografia dei tornei. Con il dramma dello stupro e, sub specie pubblicistica, con un caso di abuso di potere, Epizia chiude un percorso in cui è valorizzato il diritto nella sua finalità di dare sicurezza ai rapporti sociali e preservare la regolarità della loro gestione.

Premessa

Avvertenza

I. NASCITA DI UNA TRILOGIA

1. Tra anonimi «morditori» e antagonisti audaci

2. Sviluppo e codificazione delle «men fiere tragedie»

a fabula ficta

3. Le ragioni di una scelta

II. «SELENE» E L’INDISSOLUBILITÀ DEL «VERTERE IN UNUM»

1. Una tragedia a lieto fine sui generis

2. Dalla tragedia al trattato: «quomodo adulatores sint fugiendi»

3. Selene, ovvero la fedeltà ricompensata

III. «COGITARE, AGERE SED NON PERFICERE».

«ARRENOPIA»: LA TRAGEDIA DELLE AZIONI MANCATE

1. Il mondo cavalleresco all’epoca di Arrenopia: le matrici

formative fra romanzo e torneamenti

2. Lo scambio circolare tra romanzo cavalleresco,

gioco-festa di corte e sperimentazione teatrale

3. Arrenopia come sintesi tragica fra guerra, fedeltà

coniugale, «giudizio di Dio» e giostra d’armi

4. Saggezza, prodezza, onore: il codice etico-cavalleresco

dell’Arrenopia

IV. LA VICENDA DI UN MAGISTRATO «SUB IUDICE»

1. «Sponsali per verba de futuro», stupro e violazione

del diritto civile

2. Il caso Vico. Un errore giudiziario?

3. Iuriste «sive tyranno ex parte exercitii»

Indice dei nomi

De Fabio Bertini vid. también: “Imago aequitatis”. Il princeps-iudex nell’Altile di Giovan Battista Giraldi Cinzio”, en Studi italiani, Gennaio-Giugno (1) 2007, pp. 23-43, donde presenta una interpretación de la innovación propuesta por Cinzio sobre el motivo encomistático, desde el registro trágico (Orbecche) al tragicómico (Atlie), situando en el centro de su análisis el modelo de gobierno del princeps-iudex.

Giovan Battista Giraldi Cinzio è una delle personalità intellettuali più. interessanti del panorama italiano mediocinquecentesco. Autore di tragedie di imitazione da Seneca (con accentuati elementi di orrore), tra le quali la più nota è l’Orbecche (del 1541), raccoglie negli Ecatommiti (composti già nel 1541 ma editi solo nel 1565) cento novelle fortemente tragiche. Giovan Battista Giraldi nasce a Ferrara il 30 novembre 1504. Presso l’Ateneo estense compie i suoi studi umanistici e tiene la cattedra di Retorica. Dopo la morte di Ercole II , di cui era stato segretario , perde il favore della corte e lascia Ferrara per continuare l’insegnamento a Mondovì e Pavia. Rientra nella città natale solo per morirvi il 29 dicembre 1973. Seguendo la consuetudine umanistica , il Giraldi assume il nome di “Cinthio” fin dall’inizio della sua carriera letteraria.I suoi scritti teorici sulla composizione teatrale offrirono contributi interessanti ad un dibattito che , nel Cinquecento, coinvolse studiosi di tutta Europa. La tragedia Orbecche, rappresentata in casa dell’autore alla presenza del Duca nel 1541, ebbe un grande successo di pubblico e rimane uno dei più riusciti esempi di tragedia senecana. Una sua raccolta di novelle pubblicata nel 1563 e tradotta in francese vent’anni dopo, ebbe ampia diffusione in Europa e fornì a Shakespeare la trama per Otello e Misura per Misura.

De interés jurídico-político: Marzia Pieri, “Giovan Battista Giraldi Cinzio trattatista”, en Italianistica. Revista di Letteratura Italiana, 1978, vol. 7, no3, pp. 514-528 (Sobre denuncia de la tortura en los Ecatommiti).

Más en general: AA. VV., Giovan Battista Giraldi Cinzio Gentiluomo Ferrarese, (a cura di Paolo Cherchi, Micaela Rinaldi e Mariangela Tempera), Leo S. Olschki SRL Editore, Firenze, 2008, XII-182 ISBN: 8822257286. ISBN-13: 9788822257284

Con relación a la literatura española vid.: Antonio Gasparetti, «Giovan Battista Giraldi e Lope de Vega», en Bulletin Hispanique, 32, (1930), pp. 372-403; Luis Beltrán Almería, “La teoría de la novela de G. B. Giraldi Cintio”, en Romanische Forschungen,108 1/2 (1996) (disponible en: http://www.ameritalia.id.usb.ve/Amerialia.000.Beltran.htm), e Irene Romera Pintor, “La discordia en los casados de Lope de Vega y su modelo italiano”, en Cuadernos de Filología Italiana (Madrid), 5 (1998), pp 127-145 (disponible en: http://revistas.ucm.es/fll/11339527/articulos/CFIT9898110127A.PDF )

Giovan Battista Giraldi, Hecatommithi overo Cento Novelle di M. Giovanbattista Giraldi Cinthio Nobile Ferrarese: Nelle quali, oltre le dilettevoli materie, si conoscono moralità utilissime a gli huomini per il ben vivere; & per destare altresì l’intelletto alla sagacità. Potendosi da esse con facilità apprendere il vero modo di scrivere Toscano. Et vi sono tre dialoghi della Vita Civile, li quali a gli huomini mostrano come devono ammaestrare i loro figliuoli, & a Giovani come bene reggersi. Parte seconda. In Venetia, Appresso Fabio, & Agostin Zopini Fratelli. MDLXXX.

Entre las obras dramáticas de Giovan Battista Giraldi Cinzio: Orbecche. Tragedia en 5 actos, en verso, publicada en 1543; Didone (Dido). Tragedia en 5 actos, en verso, publicada en 1583. Altile. Tragicomedia en 4 actos, en verso, escrita en tre 1541 y 1543, y publicada en 1583. Cleopatra. Tragedia en 5 actos, en verso, escrita entre 1541y 1543. publicada en 1583; Eudemoni. Comedia en 5 actos, en verso, publicada en 1877; Egle. Tragicomedia pastoril. producida en Ferrara, en la casa del author el 24 de febrero de 1545: Gli antivalomeni. Tragicomedia en 5 actos, en verso, publicada en 1583. producida en Ferrara el 29 de julio de 1548; Selene. Tragicomedia en 5 actos, en verso, escrita después de 1554 y publicada en 1583; Euphimia. Tragicomedia en 5 actos, en verso escrita c. 1560, y publivcada en 1583; Arrenopia. Tragedia en 5 actos, en verso, publicada en 1583. Epitia. Tragedia en 5 actos, en verso, publicada en 1583.

Entre las obras de preceptiva: Discorso intorno al comporre delle comedie e delle tragedie (1543) y Discorso sovra il comporre le satire atte alla scena (1548)

Entre las ediciones disponibles de obras de Giovan Battista Giraldi Cinzio: Giovan Battista Giraldi Cinzio, Carteggio (a cura di Susanna Villari), Sicania, Messina 1996; Discorso intorno al comporre delle comedie e delle tragedie (1543) y Discorso sovra il comporre le satire atte alla scena (1548), en Giovan Battista Giraldi Cinzio, Scritti critici (a cura di Camillo Guerrieri Crocetti), Marzorati, Milano, 1973; Giovan Battista Giraldi Cinzio, Egle. Satira, Ed. Quattro Venti, Urbino, 1980; Giovan Battista Giraldi Cinzio, Arrenopia (a cura di Davide Colombo), RES, Torino, 2007.

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Claudio Magris. Literatura y Derecho. Novedad bibliográfica en España y México

Claudio Magris

Literatura y Derecho ante la Ley,

Pról. de Fernando Savater

Editorial Sexto Piso, Madrid, 2008, 88 pp.

ISBN: 978-84-96867-35-2.

A lo largo de la historia de la literatura a menudo se ha hecho una negación del derecho y de la ley. Grandes poetas como Novalis mostraron incluso su profundo desprecio hacia el derecho, encargado de regular el inherente conflicto humano, al afirmar que: «El dominio del derecho cesará junto con la barbarie». Con su habitual erudición, lucidez y elegancia, Claudio Magris aborda la relación entre derecho y literatura; al aparente antagonismo inicial, Magris contrapone una visión más profunda y compleja, y revela que la frialdad del derecho es también lo que hace posible la calidez de la vida, retratada de manera apasionada por la literatura. De esta forma reivindica la riqueza de una relación que, lejos de ser oposición, a menudo termina por revelar importantes similitudes; y es que como buen recuerda Margis, «los antiguos, que habían comprendido casi todo, sabían que puede existir poesía en el acto de legislar; no casualmente muchos mitos expresan que los poetas también fueron los primeros legisladores».

CLAUDIO MAGRIS (Trieste, 1939), medalla de oro del Círculo de Bellas Artes de Madrid y el Premio Príncipe de Asturias de las Letras.

(Magris, foto de Daniel Mordzinski)

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Volver para contar, por José Calvo González

Xabier P. Docampo,
El libro de los viajes imaginarios
Ilustraciones de Xosé Cobas
trad. Mª. Jesús Fernández
Grupo Anaya,
Madrid, 2008, 224 pp.
(Col. Infantil y Juvenil)

Sería fácil no vencer la tentación de instalar este libro en el género de viajes imaginarios. Fácil, pero equívoco. Su título, en efecto, lo evoca; su naturaleza, sin embargo, lo rebate. La razón es que desde las Historias Verdaderas de Luciano de Samosata en el s. II y su Icaromenipo, pasando por Estats et Empires de la Lune de Cyrano de Bergerac, o Micromegas de Voltaire, hasta Jules Verne con De la Terre à la Lune el llamado género de viajes imaginarios se hizo demasiado selenita. Otra ascendencia posible, pero de identidad también confundente, acaso recorrería los caminos de la Antigüedad que conducen a la remota Mesopotamia en el poema sumerio de la Epopeya de Gilgamesh, a Grecia preclásica en los homéricos hexámetros de La Odisea, a la perdurable Persia en Mil Noches y una Noche de Galland, Mardrus, Burton, Lane y Paine, o al Alto Egipto de Gastón Maspero en Les contes populaires de l’Égypte ancienne. A mi parecer, sin embargo, el libro de Xavier Puente Docampo (Rábade. Lugo, 1946), tiene ajustada genealogía en otros linajes. Al señalarlos me llevaré por intuiciones, pues pienso que la floresta genealógica es seto que crece hasta árbol para precisamente ocultar el bosque, y que -además, y sobre todo- hace fronda con ramaje electivo.

Uno entre ellos lo discierno en la nota preambular a la edición, por deriva de “manuscrito encontrado”; dos cuadernos de viaje sin data ni localización geográfica acerca de los lugares visitados, de cuyo autor apenas se conoce sino la silueta descarnada de unas iniciales: X.B.R. Memora en mí entonces aquel otro manuscrito hallado, original de un fantasmal Cid Hamet Benengeli. Y es porque don Quijote fue también peregrino; lo importante es el camino y no la posada. “Loco” peregrino del deseo de echarse a los caminos de la aventura. Pero aun antes, todavía otro más según la leyenda preliminar que por emblema se trae del diario de Jules Renard: “la súbita melancolía de aquél a quien le dicen: ¿sabes que me voy de viaje?”. Desde aquí mi derrota discurre por la vereda de dos novelistas franceses: hacia el espejo al borde del camino, de Stendhal, y en dirección a Flaubert, que habló de la nostalgia -mejor que melancolía- como el deseo que se vuelve a representar. Emprendo con todo esto, muy a mi manera, la marcha en pos de la lectura sucesiva, llenando con tres sustentos mi morral: deseo de pasaje, imaginario territorial y pasión nostálgica. El Deseo es una persistencia (no urgencia) por llegar (emerger, brotar) más allá de sí (uno) mismo. La Imaginación no es el deseo que cae fuera de la realidad, sino aquello que la amplia. Y, en cuanto a la Nostalgia, que literalmente significa “el dolor por el regreso”, en tanto que anticipación del movimiento hacia lo que no está, la ausencia, hacia lo contrario que “es”, implica la evocación de un desbordamiento yuxtapuesto; así pues, nostalgia, en suma, como salvación de la melancolía, como deseo de esperanza. Y a partir de aquí, salgo ya a la senda de los textos.

En éstos los hay de dos clases; unos, numerados en romano, hasta treinta, componiendo páginas donde se describen reinos que el viajero atraviesa y detalle de ciudades en las que tuvo jornada; otros, en tercera persona, forman apuntes y esbozos en tonos más reflexivos, sobre gentes y usanzas, o bien coleccionan algún recetario, refranes oídos y remedios aprendidos, dibujo de máquinas, croquis de callejeros, y también más casuales como una lista de pertrechos necesarios o un bando público recogido al paso, o la reunión curiosa como extraña de costumbres lugareñas referidas a mujeres. Con su suerte de identidad particular, unos más y otros no tanto, fueron recordándome la escritura de Álvaro Cunqueiro en sus Viajes imaginarios y reales (1986), quien no era autoridad menor en estos tránsitos. Está asimismo el eco, confesado en homenaje al colofón, de Italo Calvino en Las ciudades invisibles. Reverberan también ciertos imaginarios kafkianos en el laberíntico palacio de Ainale, y con más nitidez en el procesamiento de Asiral. La idea paradójica de Justicia (igual le sucede a la verdad, y a la existencia toda) queda como un logro admirable y una sabiduría profunda tras la estancia en Aruasi. Y es fantasía visual extraordinaria la metáfora del equilibro incierto en la constitución monárquica que ofrece Arimoi con soporte de todo el reino edificado a modo columna de oro apoyada sobre el vértice de un diamante tallado en pirámide octogonal.

Muchos más hechos, ya menudos ya enormes, arraciman en la andadura, bien guiada con las ilustraciones preciosas de Cobas, que Anaya ha rescatado de la edición gallega (Xerais. Vigo, 2008) en una traducción admirable. Pero quizás sea el más valioso de todos aquél que hace pórtico: el viaje concebido como experiencia que alumbra el deseo narrativo. Docampo justifica (da cuenta) de esa nutriente narrativa en dos líneas de envidiable fortuna: “Todos los viajes son un regreso… Es necesario volver para contar lo vivido, para convertir el viaje en relato”.

Publicado en El Mundo. El Mundo Málaga (Málaga), Suplemento de Cultura ´Papeles de la Ciudad del Paraiso´, núm. 26, ed. de 26 de diciembre de 2008, p. 7.

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Music & Culture conflict. Global peace and policy

Olivier Urbain (ed.), Music and Conflict Transformation: Harmonies and Dissonances in Geopolitics,
I B Tauris & Co Ltd -Toda Institute for Global Peace and Policy Research, London, 2008
XVIII+234 pp.
ISBN 1845115287,
ISBN 9781845115289

Section 1: Frameworks
Chapter 1 – Empathy
Felicity Laurence
Chapter 2 – Music: A Universal Language?
Cynthia Cohen
Chapter 3 – Music and Value in Cross-cultural Work
June Boyce-Tillman
Chapter 4 – Peace, Music and the Arts: in Search of Interconnections
Johan Galtung
Section 2: Music and Politics
Chapter 5 – Vocal Music as a Tool for Reconciliation between Previously Polarised Societies in South Africa
Anne-Marie Gray
Chapter 6 – We Shall Overcome: The Roles of Music in the U.S. Civil Rights Movement
Baruch Whitehead
Chapter 7 – Music as a Discourse of Resistance: the Case of Gilad Atzmon
Karen Abi-Ezzi
Chapter 8 – Unpeaceful Music
George Kent
Section 3, Helaling and Education
Chapter 9 – Music behind Bars: Testimonies of Suffering, Survival and Transformation
Kjell Skyllstad
Chapter 10 – Healing Cultural Violence: Collective Vulnerability through Guided Imagery with Music
Vegar Jordanger
Chapter 11 – Music Therapy: Healing, Growth, and Inner Peace
Maria Elena López Vinader
Chapter 12 – Managing Conflicts through Music: Educational Perspectives
Kjell Skyllstad
Section 4: Stories from the Field
Chapter 13 – Working in the Trenches: Surviving Conflicts through Folk Music and Tales
Rik Palieri (with an exclusive interview of Pete Seeger)
Chapter 14 – Art for Harmony in the Middle-East: the Music of Yair Dalal
Olivier Urbain
Chapter 15 – Music and Peace Making in Educational Contexts
June Boyce-Tillman

How far can the relationship between music and politics be used to promote a more peaceful world? That is the central question which motivates this challenging new work. Combining theory from renowned academics such as Johan Galtung, Cindy Cohen and Karen Abi-Ezzi with compelling stories from musicians like Yair Dalal, the book also includes an exclusive interview with folk legend Pete Seeger. In each instance, practical and theoretical perspectives have been combined in order to explore music’s role in conflict transformation.The book is divided into five sections. The first, ‘Frameworks’, reflects indepth on the connections between music and peace, while the second, ‘Music and Politics’, discusses the actual impact of music on society. The third section, ‘Healing and Education’ offers specific examples of the transformative power of music in prisons and other settings of conflict-resolution, while the fourth, ‘Stories from the Field’, tells true stories about music’s impact in the Middle East and elsewhere. Finally, ‘Reflections’ encourages the reader to consider a personal evaluation of the work with a view to further explorations of the capacity of music to promote peace-building.

Olivier Urbain is research fellow at the Toda Institute for Global Peace and Policy Research in Tokyo, former professor of Modern Languages and Peace Studies at Soka University, Japan, and founder and former director of the Transcend: Art and Peace Network (T:AP), the artistic branch of Johan Galtung’s TRANSCEND peace and development network. An amateur blues pianist, he specializes in the links between music and peace. Publications include several articles on this topic and about the power of the arts for peace. He is currently the co-convenor of the Commission on Art and Peace (CAP) of the International Peace Research Association (IPRA) and member of the IPRA council.

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Law and the Humanities. Law and Literature. Canada

Logan Atkinson- Diana Majury (eds.),
Law, mystery, and the humanities: collected essays,
University of Toronto Press, 2008, 352 pp.
ISBN-10: 080209001X
ISBN-13: 978-0802090010

The trans-disciplinary study of law and the humanities is becoming a more widespread focus among scholars from a range of disciplines. Complementary in several major ways, concepts and theories of law can be used to formulate fresh ideas about the humanities, and vice versa. Law, Mystery, and the Humanities, a collection of essays by leading scholars, is based on the hypothesis that law has significant contributions to make to ongoing discussions of philosophical issues recurrent in the humanities.
The philosophical issues in question include the role of rationality in human experience, the problem of dissent, the persistence of suffering, and the possibility of transcendence. In each of these areas, law is used to add complexity and offer divergent perspectives, thus moving important questions in the humanities forward by introducing the possibility of alternative analysis. Ranging from discussions of detective fiction, Chomsky’s universal grammar, the poetry of Margaret Atwood, the Great Plague of London, and more, Law, Mystery, and the Humanities offers a unique examination of trans-disciplinary potential.

Contents
Points of convergence: law, mystery, and the humanities / Diana Majury and Logan Atkinson Murder and mayhem in legal method: or, the Strange case of Sherlock Holmes v. Sam Spade / Neil C. Sargent
Analytic philosophy and the interpretation of constitutional rights / Sophia Moreau
Nature: from philosophy of science to legal theory … and back? / Alain Papaux
Language and law as objects of scientific study / Remi Samson
I beg to differ: interdisciplinary questions about law, language, and dissent / Marie-Claire Belleau and Rebecca Johnson
Imagining sedition: law and the emerging public sphere in Upper Canada, c. 1798-1828 / Barry Wright
Human rights poetry as ethical tribunal: bodies and bystanders in Margaret Atwood’s. Footnote to the Amnesty Report on Torture / Brenda Carr Vellino
Who do we blame for blame? Moving beyond the fiction of blame in The Sweet Hereafter / Diana Majury
‘Our Woe… Our Great Distress’: Law, Literature, and Suffering during the Great Plague of London, 1665 / Logan Atkinson
The strange gospel and a common law: the reconciling word to a fragmented world / M. H. Ogilvie
The Re-enchantment of the world? Max Weber, Ernst Troeltsch, and human rights / Clinton Timothy Curle.

Logan Atkinson is an associate professor in the Department of Law at Carleton University. Diana Majury is an associate professor in the Department of Law at Carleton University.

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Law and Literature. Novedades bibliográficas. Ireland

W.N. Osborough
Literature, Judges and the Law
Four Courts Press Ltd, Dublin – Portland, OR, 2008, VIII + 171 pp.
ISBN: 978-1-84682-079-3

No standard format attaches to the composition of judgments by judges working within the Common Law dispensation. Normally, of course, we get a recital of the facts of the individual controversy, a statement of applicable legal doctrine, an analysis of precedent and an adjudication. Increasingly, room has had to be found for the interpretation of statute law provisions, testimony to the exponential growth in contemporary society of public law. From time to time, however, members of the judiciary have found it useful to embellish their judgments by allusion to matters literary – quotations from the Bible or Shakespeare, for example. This is designed in almost all instances to sharpen the logic inherent in the judicial decision-making process. This book examines a host of ‘fragments’ thus judicially recalled – from a range of jurisdictions (mainly England and Ireland) – and sets out to explain just a little bit more about the legal contexts which provoked the employment of these fragments and about the fragments themselves. W.N. Osborough explores the use of literary quotation and allusion in legal judgments within the tradition of Common Law. He hopes that lawyers and law students, normally the only ones to read such judgments, will find judgments and judicial extracts they were not aware of before; and that non-lawyers will learn something about how members of the judiciary go about the business of preparing judgments.

W. N. Osborough, emeritus professor of law, University College Dublin, is the author of Law and the emergence of modern Dublin (1996) and Studies in Irish legal history (1999). He has also edited several books in the Irish Legal History Series, including, most recently, Adventures of the law: proceedings of the 16th British Legal History Conference (2005).

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Crime in literature. Law and Literatura. EEUU

Ellen L. O’Brien
Crime in verse: The poetics of murder in the Victorian Era
Ohio State University Press, Columbus, 2008
xii, 288 pp. : ill.
ISBN: 9780814210857

Introduction
Chapter 1
Murder, Execution, and the Criminal Classes
Chapter 2
The Murderous Subject and the Criminal Sublime
Chapter 3
“Household Law” and the Domestication of Murder
Epilogue
Notes
Works Cited
Index

Over the last few decades, Victorian scholars have produced many nuanced studies connecting the politics of crime to the generic developments of the novel—and vice versa. Ellen L. O’Brien’s Crime in Verse grants the same attention and status to poetic representations of crime. Considering the literary achievements and cultural engagements of poetry while historicizing murder’s entanglement in legal fictions, punitive practices, medical theories, class conflicts, and gender codes, O’Brien argues that shifting approaches to poetry and conflicted understandings of murder allowed poets to align problems of legal and literary interpretation in provocative, disruptive, and innovative ways.
Developing focused analyses of generic and discursive meanings, individual chapters examine the classed politics of crime and punishment in the broadside ballad, the epistemological tensions of homicidal lunacy and criminal responsibility in the dramatic monologue, and the legal and ideological frictions of domestic violence in the verse novel and verse drama. Their juxtaposition of the rhymes of anonymous street balladeers, the underexamined verse of “minor” poets, and the familiar poems of canonical figures suggests the interactive and intertextual relationships informing poetic agendas and political arguments. As it simultaneously reconsiders the institutional and ideological status of murder and the aesthetic and political interests of poetry, Crime in Verse offers new ways of thinking about Victorian poetry’s contents and contexts.

Ellen L. O’Brien is associate professor of English and women’s and gender studies at Roosevelt University in Chicago.

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Direito e Literatura. Novedades bibliográficas. Brasil

André Trindade e Germano Schwartz (Coords.),
Direito e Literatura. O Encontro Entre Themis e Apolo
Juruá Editora Ltda., Curitiba, 338 pgs.

ISBN: 978853622182-3

SINOPSE

A obra ora apresentada ao público tem a seguinte pretensão: demonstrar a interdependência entre Direito e Literatura, e, portanto, entre Themis e Apolo. Os artigos compartilham de um estranhamento inicial: como reconstruir essa conexão? Suas angústias se transformaram nos textos que temos o prazer de trazer a baila como resultado de uma rede de pessoas preocupadas com o futuro da ciência jurídica.

SUMÁRIO DA OBRA

Direito e Literatura: os Pais Fundadores John Henry Wigmore, Benjamin Nathan Cardozo e Lon Fuller, Arnaldo Sampaio de Moraes Godoy

Política e Literatura no Humanismo Jurídico Italiano do Século XX, Paolo Carta

O Direito como Arte e um de seus Expoentes: o Law And Literature Movement, Germano Schwartz

Era uma Vez o Direito: a Linguagem Jurídico-Artística, André Trindade – José Alexandre Ricciardi Sbizera

Direito e Literatura na Doutrina Medieval, Diego Quaglioni

De Qual Literatura Falam os Juristas? Observações sobre Algumas Respostas «Desilusórias», Michele Carducci

A Literatura e o Direito nos Julgamentos: Uma Ponte a ser Cruzada, Elaine Harzheim Macedo

As Regras, a Razão e a Força. Sobre ´O Senhor das Moscas´, de William Golding, Juan Antonio García Amado

O Realismo Mágico do Estado Latino-Americano em Gabriel García Márquez, David Restrepo Amariles

Aproximações Hermenêuticas entre Direito e Literatura: a Narratividade dos Princípios Constitucionais da Administração Pública, Leonel Ohlweiler

Individualismo e Direitos Fundamentais: Intersecções entre Direito e Literatura a partir do ´Homem sem Qualidades´, de Robert Musil, Ricardo Jacobsen Gloeckner

Albert Camus e o Processo Penal: Aportes Garantistas ao Interrogatório do ´Estrangeiro´, Renata Almeida da Costa

Deslo(U)Cando O Processo Penal: Itinerários Kafkaescos, Augusto Jobim do Amaral

Kafka e a Tolerância Zero: Uma Abordagem da Política Criminal a Partir da Literatura, Alexandre Matzenbacher – Fernando Tonet

Direito, Subjetividade e Mundialização: Reflexões a partir de ´O Pequeno Príncipe´, de Antoine de Saint-Exupéry, Albert Noguera Fernández

Entre os Véus de Themis e os Paradoxos de Janus: a Razão e o Caos no Discurso Jurídico, pela lente de Albert Camus, Ricardo Aronne

O Amor na Cruz: uma Prova no Dilema entre o Amor e a Justiça em ´A Letra Escarlate´, Yu Xian

André Trindade é Mestre em Direitos Fundamentais – Ulbra; Presidente do Instituto de Teoria do Direito. Coordenador-adjunto do curso de Direito da Unopar; Advogado. Germano Schwartz é Doutor em Direito – Unisinos; Professor do Mestrado em Direitos Fundamentais da Universidade Luterana do Brasil – Ulbra e do curso de Direito da Universidade de Passo Fundo – UPF; Professor da disciplina “Direito e Literatura” na Escola Superior da Magistratura do Rio Grande do Sul.